How To Disappear

Punteggio complessivo

Importanza artisti

Curatela e contesto

Trasporti e ingresso

Immagine di  How To Disappear

Brillare per la propria assenza. E quindi filtrare fra i denti tutto il sale che risale, per non farsi più pescare o spiaggiare attraverso tutto quello che scompare. Mentre qui ricomponiamo la veste di assassino per ogni restante istante al suo destino. - Marotta & Russo

How To Disappear è la prima mostra personale del duo Marotta & Russo a Bologna.
Immaginare & scomparire. Un assunto morale, quello del titolo, che viene filtrato attraverso un percorso espositivo che è alchemico ed escapologico a un tempo. Installazioni, foto, video e pannelli digitali predispongono un network in espansione incontrollata, nello spazio e nel tempo. Dove tutti i nodi – i punti nodali – e le opere si dilatano costantemente, desiderando caparbiamente di sciogliersi e chiarirsi, di estinguersi. Brillare per la propria assenza.

How To Disappear è una narrazione che ci trasporta nella trasformazione del linguaggio fotografico e video, universi “post” che si sono adeguati rispondendo agli stimoli dell’evoluzione digitale. Le immagini vengono riprese con mezzi e modalità tecnologiche innestati nel corpo di nuovi dispositivi. Il lavoro di Marotta & Russo partecipa ai cambiamenti della cultura contemporanea attraverso la realizzazione di un video, girato durante un viaggio in treno, e nove pannelli fotografici che riprendono luoghi della loro quotidianità; tutti i lavori sono realizzati con uno smartphone. Il risultato è un paesaggio d’immagini la cui centralità e temperatura emotiva e concettuale frequentano il bilico della soglia tra romanticismo e nostalgia, esplorazione e percorso, tempo e spazio. Nel video Couldn’t Be Alone l’inquadratura sempre centrale di un sole pallido e rosso, un sole che sorge o che tramonta, è una sorta di stargate che provoca l’immersione dello sguardo del fruitore in un territorio di mezzo, nello spazio dell’interiorizzazione dell’esperienza del network. Il senso è usare il mezzo digitale per misurare l’impatto emotivo e antropologico che questo ha sul mondo, sperimentare le nuove logiche indotte dalla tecnologia cercando di comprendere l’influenza che queste esercitano nell’Arte Contemporanea. Si tratta di esaminare il processo, protocollare differenti codici per giungere o almeno avvicinarsi a una comprensione linguistica del mondo. L’opera video si nutre di una struttura sonora realizzata dal giovane compositore e artista Giacomo Vidoni.

Nell’installazione di fotografie di piccolo e medio formato, il meccanismo che ha generato l’opera è simile a quello della vecchia telefonata, con apparecchio a cornetta, durante la quale si parlava e si scarabocchiava sul foglio per appunti posto accanto. Eseguite e composte con lo smartphone, le post-fotografie concentrano realizzazione e lavorazione -scatto e gioco di post-produzione-. Non si tratta più di realizzare il solito fotogramma autoriale, bensì di prendere la realtà che ci circonda, sgretolarla dalla sua unità e scomporla già nella fase del clic; si tratta di confrontarsi con l’interfaccia di Instagram; si tratta di creare delle variazioni sullo scatto originario fino a inserire le fotografie nell’archivio eterno della memoria digitale.

L’opera ToutVa è un altro stargate collocato orizzontalmente tra parete e pavimento, un altro nucleo circolare in cui riflettersi e perdersi. La superficie in acciaio specchiante e neon nasconde i trasformatori mentre Arduino, piattaforma elettronica basata su un hardware e un software, determina la variazione della velocità di accensione/spegnimento della luce tratta dai dati reali del moto ondoso di Venezia. L’obliqua scritta al neon deriva da un’insegna che abita il retro del bancone di un bistrot frequentato da Marotta & Russo, sottolineando ancora una volta la relazione tra Arte e Vita, tra opera ed esperienza quotidiana, che contraddistingue la loro ricerca e la loro poetica. L’opera ToutVa sperimenta linguaggi e logiche post-digitali innestate sulla parola scritta, sulle sue declinazioni formali, materiche e cromatiche, sull’’indagine semiologica e gli slittamenti, le fratture, gli interstizi del senso, all’interno di un’impeccabile e lieve retorica visiva.

A partire dal dato reale per giungere all’esperienza digitalmente estesa, quello di Marotta & Russo è un linguaggio davvero del qui e ora che indaga la complessità di un mondo in vorticosa e veloce trasformazione. Mondo i cui effetti ci sono sconosciuti e imprevisti, inserito com’è in una forma d’interrogazione sociale mai celata, ma protocollata e legiferata dal territorio impertinente dell’arte, inteso questo come diffusore di una pratica di relazione volta al confronto e al necessario quesito sulla direzione ineluttabile del destino collettivo.
Martina Cavallarin